Questo post l’ho scritto nel corso dell’ultimo incasinatissimo mese, un pezzettino alla volta, e finalmente riesco a pubblicarlo... e voi probabilmente manco vi ricordate più che a fine Ottobre sono andata a New Orleans per un meeting, e che ero stata candidata al premio giovane ricercatore...
Il meeting...
Il meeting mi è piaciuto molto da un lato, un po’ meno dall’altro. Mi è piaciuto perché al momento io lavoro sulla qualità della vita nei malati, e questo era il meeting dell’ISOQOL (International Society of Quality of Life), quindi proprio il mio campo... ho visto un sacco di studi interessanti, ho conosciuto persone nuove, ho ritrovato persone che conoscevo già... sembrava un po’ di essere in famiglia! Mi ha lasciato perplessa perché ho visto questionare vari studi per motivi che erano chiaramente più politici che scientifici... e questo non mi piace.
Il Venerdì ho presentato il mio studio. Era la prima presentazione della mia vita ed ero un po’ tesa, più per il fatto di dover parlare (e ascoltare!) in inglese che per il contenuto. Dettagli frivoli: come ultima slide ho inserito una foto di Firenze che ha riscosso un gran successo, e, sono stata l’unica delle 4 ragazze a presentare non in tailleur ma in gonnellina svolazzante e tacchi. Dettagli tecnici: sono molto contenta di come ho presentato, un po’ meno contenta di come ho risposto alle domande. C’è da dire che l’argomento era molto controverso e mi aspettavo una reazione... ma cavolo, non avevo ancora finito di parlare che c’erano già 5 o 6 mani alzate! Comunque, ho risposto decentemente a tutte le domande, quelle scientifiche e quelle politiche. Poi la mattina dopo mi sono svegliata con tutte le risposte perfette in testa, ma presumo sia normale...
Dopo aver visto l’andazzo immaginavo che non avrei vinto il premio e così è stato (attenzione, non sto dicendo che chi ha vinto avesse appoggi politici, sto solo dicendo che l’argomento del mio studio era politicamente controverso e quindi a qualcuno è piaciuto molto e a qualcuno per niente!)... ma va bene così, sono soddisfatta di come ho lavorato, e mi sono fatta le ossa per la prossima volta!
La città...
New Orleans mi è piaciuta molto e mi ha sorpreso. E’ viva, con i suoi locali e la sua musica; trash, con i bar e il casino di Bourbon Street; solare, con le sue giornate di fine Ottobre luminose e calde e la gente per strada; tranquilla, con i suoi caffè all’aperto e la passeggiata sul Mississipi. E’ anche sporca e puzzolente... ma l’ho amata lo stesso.
Ho amato fare colazione (meeting permettendo) nel piccolo caffè in Chartres Street con i giornali ed i muffin più buoni del mondo, leggendo la guida e pianificando la giornata. Una Domenica mattina ho trovato sul tavolino un quotidiano e ho intravisto una striscia a fumetti, l’ho aperto per leggerla e mi sono trovata davanti l’intera pagina domenicale di vignette, da Calvin&Hobbes a Blondie&Dag... è stato un istante di pura felicità 
Ho amato passeggiare sulla riva del Mississipi la mattina presto, quando non c’è nessuno e l’acqua calma fa venire voglia di stare semplicemente lì seduti ad osservarla scorrere... pensando a quanta storia ha visto passare quel fiume.
Ho amato Pirate Alley (questa strada ricordava un po’ quella in cui Harry Potter va a comprare i libri per Hogwarts!), la libreria piccola con il proprietario che parla un po’ d’italiano, il bar sull’angolo con le ragazze che preparano cocktail a base di rum.
Ho amato il Mississipi di notte, quando si popola di vagabondi gentili che suonano la fisarmonica e regalano concerti volanti.
E, ho amato il cibo! New Orleans è stata una vera e propria rivelazione da questo puto di vista, la prima città americana fra quelle che ho visitato che ha una propria identità culinaria, e la afferma gridando forte. Ho amato il gumbo, una sorta di zuppa piccante con carne e riso; ho adorato il jambalaya, un piatto con riso, pollo e salsa di pomodoro; mi sono bruciata la bocca col pane al peperoncino nel tentativo di alleviare il bruciore dovuto al jambalaya; ho trovato un tocco di dolce nel budino di pane e banana. Ovviamente ho comprato un libro di ricette, quindi questi piatti appariranno presto sul blog! E, se mai passerete da New Orleans, andate assolutamente a mangiare qui, e non andate assolutamente a mangiare qui.
Non ho amato, invece, il modo in cui ho sentito parlare da molti di New Orleans: sembra quasi che le altre città statunitensi la giudichino per questa sua anima frivola e spensierata, e ho sentito con le mie orecchie qualcuno dire “They deserved the hurricane”. Gran parte dei danni provocati da Katrina si sarebbero potuti evitare con maggiori misure preventive prima e maggiori interventi di soccorso dopo, lo sapevate? Ma pare sia stato deciso che non ne valeva la pena...
Le persone...
A New Orleans ho conosciuto persone nuove, come Aisya, una ragazza della Malesia con cui ho trascorso un bel pomeriggio di sole esplorando la città; e ho ritrovato vecchie conoscenze, come Javier, con cui ho vissuto un’incredibile notte di Halloween.
La cena del convegno era il 31 Ottobre, la sera di Halloween appunto. Mi sono messa il vestito da principersa col cappello da strega, io e Javier siamo stati alla cena il minimo indispensabile e poi siamo usciti nella notte illuminata da migliaia di zucche.
Ci siamo lasciati trasportare dalla folla fino a Pirate Alley, dove abbiamo bevuto cocktail a base di rum e fatto discorsi trallallerotrallallà con degli autoctoni ubriachelli come noi. Ci siamo lasciati la folla alle spalle e abbiamo camminato fino alle sponde del Mississipi, dove un vagabondo di passaggio ci ha regalato un concerto privato, illuminato dalla luce delle stelle, accompagnato dal mormorio dell’acqua. Siamo tornati verso il centro e sulla via ci siamo imbattuti nel Cafe Du Monde aperto; allegramente sorpresi, ci siamo seduti e abbiamo ordinato un mojito e un hurricane, per sentirci rispondere “Solo caffellatte o churros”... e allora abbiamo ordinato i churros. Abbiamo attraversato il centro e siamo sbucati in una zona sconosciuta, siamo entrati nel primo pub che abbiamo visto e ci siamo ritrovati nel bel mezzo di un karaoke per drag queen, una mummia stava cantando “(You Make Me Feel Like) A Natural Woman” con aria languida. Siamo usciti e abbiamo finalmente trovato il bar perfetto, ci siamo rimasti non so quanto tempo bevendo hurricane e chiacchierando, un po’ fra noi un po’ con gli altri passeggeri (di passaggio), il ragazzo seduto alla mia sinistra mi ha raccontato la folle storia della sua vita, finzione o realtà? Iniziava ad albeggiare quando ci siamo incamminati verso aeree più note, abbiamo trovato un forno aperto tutta la notte e ci siamo divisi una pizza, i proprietari hanno riconosciuto il mio accento italiano e sono venuti a chiedere se era buona, se era come quella che si mangia in Italia.
Siamo tornati in albergo verso le 6, noi siamo andati a dormire ma fuori la festa continuava...
... e ho avuto l’impressione che nonostante tutto non finisca mai.